{"id":3525,"date":"2023-05-31T13:35:56","date_gmt":"2023-05-31T12:35:56","guid":{"rendered":"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3525"},"modified":"2026-04-16T13:48:48","modified_gmt":"2026-04-16T12:48:48","slug":"la-scienza-della-meccanica-nel-cinquecento","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3525","title":{"rendered":"La scienza della meccanica nel Cinquecento"},"content":{"rendered":"<style id=\"kb-spacer_4511cf-f3\">.wp-block-kadence-spacer.kt-block-spacer-_4511cf-f3 .kt-divider{border-top-color:#297373;width:80%;}<\/style>\n<div class=\"wp-block-kadence-spacer aligncenter kt-block-spacer-_4511cf-f3\"><div class=\"kt-block-spacer kt-block-spacer-halign-center\"><hr class=\"kt-divider\"\/><\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Il termine macchina deriva dal greco <em>\u03bc\u03b7\u03c7\u03b1\u03bd\u03ae<\/em> e indicava originariamente il risultato di un\u2019azione sorprendente e non prevedibile che permetteva di volgere a proprio vantaggio una situazione difficile. Il termine macchina poteva anche indicare semplicemente uno strumento che permetteva di superare le difficolt\u00e0. Nel corso degli anni il termine \u201cmacchina\u201d designer\u00e0 soprattutto quegli strumenti usati in ambito edilizio, militare, teatrale e per divertire le corti. Vitruvio nel Capitolo I del Libro X del <em>De Architectura<\/em> scrive che la macchina \u00e8 un insieme continuo di materiali avente una capacit\u00e0 molto grande di muovere pesi. Sempre nel Capitolo I, Vitruvio distingue le macchine in base al loro funzionamento: le macchine per alzare, le macchine che funzionano mediante la pressione dell&#8217;aria, dell&#8217;acqua e del vapore e le macchine per tirare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">La prima opera in cui viene data una trattazione geometrica della meccanica \u00e8 lo scritto <em>\u039c\u03b7\u03c7\u03b1\u03bd\u03b9\u03ba\u03ac <\/em>(tradotto in latino come <em>Quaestiones Mechanicae<\/em>). Secondo l\u2019autore delle <em>Quaestiones Mechanicae <\/em>(d\u2019ora in poi <em>Questioni meccaniche<\/em>), i movimenti meccanici possono essere ridotti alle <a href=\"https:\/\/sites.google.com\/d\/1GgvtSsWiMkIN4ttBqZOiZwg7NCBBj9Ie\/p\/17svKZME54xcdp_BjK3R7bD8LaDGbpRP4\/edit\">propriet\u00e0 del cerchio<\/a>. Nell\u2019<em>incipit <\/em>l\u2019autore illustra il significato di \u201cmeccanica\u201d:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Oggetto del nostro stupore sono i fenomeni che accadono normalmente in natura e di cui ignoriamo la causa, e i fenomeni contrari, dovuti ad abilit\u00e0 e a interventi dell\u2019uomo per suo proprio beneficio. La natura opera spesso in contrasto con il nostro vantaggio, perch\u00e9 il suo corso \u00e8 sempre lo stesso, immutabile, mentre \u00e8 vario e di volta in volta mutevole ci\u00f2 che \u00e8 utile per noi. Cos\u00ec, quando bisogna agire violando la natura, la difficolt\u00e0 ci imbarazza e richiede una specifica abilit\u00e0: quella particolare abilit\u00e0 che ci soccorre, davanti alle difficolt\u00e0 di questo genere, noi la chiamiamo per questo <em>mechane<\/em> [1].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Le <em>Questioni meccaniche <\/em>contengono una trattazione geometrica della meccanica sotto forma di problemi e possibili soluzioni. I temi affrontati nell&#8217;opera riguardano numerosi aspetti della meccanica, tra cui il funzionamento delle macchine semplici, la spiegazione del modo di agire di alcuni strumenti nautici e di uso comune, problemi in ambito architettonico, il moto dei proietti, la modalit\u00e0 di distribuzione dei pesi e alcuni paradossi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Le <em>Questioni meccaniche <\/em>sono state a lungo attribuite ad Aristotele, tuttavia attualmente sembra prevalere l&#8217;opinione secondo cui l&#8217;opera dovette essere invece prodotta nell&#8217;ambito della scuola aristotelica. In ogni caso, nel Rinascimento la possibile attribuzione ad Aristotele rendeva l\u2019opera meritevole di essere studiata, spiegata e tradotta [2]. Nella grande stagione della restaurazione della letteratura matematica greco-ellenistica, il trattato aristotelico fu tra i testi maggiormente commentati, soprattutto per l&#8217;interesse pratico che del suo contenuto. Ci\u00f2 permise al trattato di circolare velocemente, anche tra coloro maggiormente interessati alle possibili applicazioni nei cantieri. Le prime volgarizzazioni del testo permisero anche a chi aveva poca dimestichezza con la lingua latina di confrontarsi con l\u2019opera e di sperimentare il contenuto teorico nell&#8217;attivit\u00e0 pratica. La diffusione dei trattati di meccanica tra gli <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3535\">architetti<\/a>, capitani e costruttori \u00e8 uno degli elementi che possiamo collocare alla base della rivoluzione scientifica, in quanto \u00e8 nei cantieri che nel Cinquecento avviene naturalmente l&#8217;incontro e lo scontro tra teoria e prassi. Incontro perch\u00e9 avviene una prima messa a confronto delle due tradizioni culturali. Scontro perch\u00e9 all&#8217;epoca tra teoria e prassi non vi era un sistematico accordo. A volte l\u2019applicazione pratica dei principi geometrici mostrava l\u2019inadeguatezza di una base teorica ancora priva di alcune conquiste concettuali che avverranno solo successivamente (come, ad esempio, il concetto di attrito). Queste lacune teoriche rendevano i principi teorici molto meno attendibili e scarsamente utilizzabili rispetto all&#8217;esperienza maturata nei cantieri o nelle attivit\u00e0 professionali. In aggiunta l\u2019inappropriatezza degli strumenti tecnici, tutti diversi tra loro e poco precisi, rendeva sterile la messa in atto della teoria. Ad esempio, quando in fase di preparazione della strategia militare si doveva calcolare la gittata dei propri cannoni o quelli degli avversari, gli architetti militari si affidavano all\u2019esperienza che spesso si rivelava essere pi\u00f9 attendibile del calcolo teorico. Il difficile accordo tra previsione teorica e la sua realizzazione pratica era posto in evidenza anche dal confronto tra il comportamento previsto di bilance astratte descritte geometricamente e il comportamento effettivo di bilance fisiche, fatte con un certo materiale, e sottoposte a corpi aventi un certo peso. Spesso la questione veniva giustificata ammettendo la possibilit\u00e0 che le bilance reali, a differenza di quelle ideali, subissero resistenze prodotte dalla loro stessa materia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Secondo una convinzione diffusa nel Cinquecento, il pesarese<a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3515\"> Guidobaldo del Monte<\/a>, allievo dell&#8217;urbinate Federico Commandino,&nbsp; considerava la meccanica come una disciplina intermedia tra le <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3527\">matematiche <\/a>pure (geometria e aritmetica) e le arti pratiche, in quanto caratterizzata da una parte pi\u00f9 speculativa (geometria) e da una parte pi\u00f9 &#8220;pratica&#8221; (in quanto il suo ambito di applicazione sarebbe l\u2019oggetto sensibile). Secondo questo punto di vista, la meccanica era l&#8217;ambito in cui la dimostrazione matematica ed esperienza si incontrano. Secondo Guidobaldo, se la teoria meccanica (geometria) non \u00e8 applicata alle macchine (fisica), allora la meccanica non pu\u00f2 essere considerata tale. Secondo Guidobaldo la meccanica \u00e8 nobile e utile, perch\u00e9 permette di controllare il regno della natura. La meccanica, scrive il pesarese nella lettera dedicatoria posta in apertura al <em>Mechanicorum Liber<\/em> (<em>Libro delle macchine<\/em>) e indirizzata al duca urbinate Francesco Maria II della Rovere, aiuta i lavoratori manuali, i costruttori, i marinai, i contadini e molti altri nelle loro attivit\u00e0. Il <em>Mechanicorum Liber<\/em> (1577) pu\u00f2 essere considerato uno tra i pi\u00f9 importanti e influenti trattati di meccanica del Cinquecento, tanto da essere immediatamente apprezzato ma anche criticato dai suoi contemporanei. Pochi anni dopo la pubblicazione del trattato usc\u00ec la traduzione volgare, <em>Le Mechaniche <\/em>(1581), curata da Filippo Pigafetta. Successivamente, nel 1615, furono pubblicate a Venezia le seconde edizioni di entrambe le versioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">All\u2019interno del <em>Mechanicorum Liber<\/em> Guidobaldo studia il comportamento delle cinque macchine semplici (attingendo pienamente dai frammenti della <em>Meccanica<\/em> di Erone riportati da Pappo nelle <em>Collezioni Matematiche<\/em>) e lo riduce a quello della leva. Nella proposizione IV della parte dedica alla bilancia introduce un tipo di equilibrio che troviamo ancora oggi nei manuali di scuola: l\u2019equilibrio indifferente. Nel <em>Mechanicorum Liber<\/em> Guidobaldo usa le nozioni di baricentro e di leva per elaborare schemi geometrici delle macchine, al fine di stabilire le proporzioni geometriche tra forze e pesi applicati. Possiamo definire il <em>Mechanicorum Liber<\/em> come una sintesi di interessi eterogenei in cui convergono, in primo luogo, elementi ascrivibili alla letteratura matematica antica appresa da Guidobaldo grazie alla frequentazione del circolo di studio avviato da Federico Commandino. Tra i molti testi che fanno da sfondo al trattato, rivestono un ruolo strategico gli <em>Elementi<\/em> di <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3533\">Euclide<\/a>, i trattati di <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3529\">Archimede <\/a>(in particolare <em>Sull\u2019equilibrio dei piani<\/em>, di cui curer\u00e0 una parafrasi nel 1588), il <em>Liber de centro gravitatis solidorum <\/em>scritto da Commandino con l\u2019intenzione di recuperare <em>ex novo<\/em> un trattato perduto di Archimede, le <em>Collezioni Matematiche<\/em> di Pappo (il Libro VIII contiene la meccanica di Erone), il <em>Sul cielo,<\/em> la <em>Fisica<\/em> e i <em>Problemi meccanici<\/em> di Aristotele. In secondo luogo, nel <em>Mechanicorum Liber<\/em> entra la letteratura medieval-rinascimentale di indirizzo meccanico, come i <em>Quesiti et inventioni diverse<\/em> di Tartaglia e i trattati sulla scienza dei pesi di Gerolamo Cardano e di Giordano Nemorario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Nel <em>Mechanicorum Liber<\/em>, Guidobaldo non delinea solo le caratteristiche tecniche di una nuova meccanica fondata su principi geometrici, ma presenta la sua teoria meccanica innanzitutto come affidabile, rivendicando la base sperimentale di tutti i teoremi inseriti. Mediante l\u2019opera \u00e8 possibile ricostruire la cosiddetta controversia sulle condizioni di equilibrio di una leva, dibattito che ha fortemente coinvolto i maggiori matematici del tempo. In sostanza il <em>Mechanicorum Liber<\/em> contiene un nuovo modo di riflettere sulla macchine, dove matematica antica, tecnologia, fisica strumentale e istanze propagandistiche si intrecciano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Secondo gli studiosi del tempo, la meccanica non aveva la sola capacit\u00e0 di aiutare a controllare la natura e di dirigerla verso un certo scopo prestabilito, ma, come Guidobaldo scriver\u00e0 nella parafrasi <em>Sull\u2019equilibrio dei piani <\/em>di Archimede pubblicata nel 1588, la meccanica era anche quel mirabile artificio mediante cui la natura riusciva a superare se stessa. Nella prefazione al trattato <em>De Cochlea<\/em>, pubblicato postumo nel 1615, del Monte rimarcher\u00e0 di nuovo la \u201cnaturalit\u00e0\u201d dell\u2019azione meccanica. La <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=2756\">coclea <\/a>\u00e8 uno di quei congegni meccanici che evidenzia tutta la paradossalit\u00e0 del binomio arte-natura: l\u2019innalzamento della materia \u00e8 provocata da una successione continua di cadute all\u2019interno del condotto elicoidale della vite.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">A quel tempo per\u00f2 la meccanica non era considerata un&#8217;arte nobile, in quanto era una &#8220;scienza&#8221; di basso livello: essa era la &#8220;scienza&#8221; dei cantieri, di coloro che non avevano avuto una formazione colta ma tecnica. Tuttavia, nella prefazione scritta da Guidobaldo e in quella scritta da Filippo Pigafetta, curatore della versione volgare del <em>Mechanicorum Liber<\/em>, emerge l\u2019importanza di dare dignit\u00e0 alla meccanica e di preservarla da \u00abcerti manipolatori di parole\u00bb e da coloro che ritengono \u00ablei essere voce di ingiuria\u00bb [3].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Nel <em>Discorso di chi traduce sopra le Machine se moventi, <\/em>inserito come introduzione alla traduzione degli <em>Automati <\/em>di Erone<em>,<\/em> il poliedrico urbinate Bernardino Baldi, anch&#8217;egli allievo di Commandino, attribuir\u00e0 la causa di questo disprezzo a due possibili ragioni: o \u00abche, essendo per lo pi\u00f9 le persone che v\u2019attendono, plebee, d\u2019animo abietto, mercenarie, e tutte date alla sordidezza del guadagno, le cose trattate ne vengono affette, in un certo modo, e ne perdono quella riputazione che la propria perfettione dovrebbe apportar loro\u00bb oppure \u00abche ci\u00f2 fosse nato dall\u2019errore fatto dalle persone ignoranti, le quali senza distinguer l\u2019Architetto dal lavoratore manuale, hanno dato il nome dell\u2019Architetto al manuale\u00bb. Sempre nella stessa introduzione, Baldi rileva che chi nel corso del tempo ha impiegato la meccanica solo per l\u2019utile economico e non per l\u2019utile sociale ha cosparso la meccanica di indegnit\u00e0. Conclude Baldi, la meccanica dovrebbe avere come fine l\u2019utile per la societ\u00e0 e il piacere onesto. L\u2019arringa dell\u2019urbinate ha come obiettivo quello di ripristinare l\u2019antica dignit\u00e0 della meccanica e dell\u2019architettura. Per recuperare il loro onore, secondo Baldi bisognava ristabilire la predominanza dell\u2019intelletto sulla manualit\u00e0, in quanto quest\u2019ultima doveva essere sempre guidata dal sapere e dalla conoscenza [4].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">Secondo questa ricostruzione, l\u2019individuazione da parte di Guidobaldo, Pigafetta e Baldi di un nemico da cui preservare la meccanica \u00e8 funzionale al raggiungimento di due obiettivi, uno diretto e uno pi\u00f9 indiretto. Il primo era dare dignit\u00e0 alla meccanica, rivendicandone, quasi esagerando, le sue origini illustri, affinch\u00e9 potesse essere finalmente elevata a scienza di primo livello; il secondo riguardava la necessit\u00e0 di valorizzare, giustificando culturalmente, il proprio ambito di studio, anche rimarcando il poco apprezzamento da parte dei contemporanei nei confronti della meccanica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">L\u2019ultimo esponente della scuola matematica urbinate, Muzio Oddi, \u00e8 l\u2019emblema della sintesi di teoria e pratica: egli utilizz\u00f2 la matematica antica e i lavori dei suoi maestri per progettare strumenti, edifici e sistemi di difesa militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">[1] Aristotele, <em>Meccanica<\/em>, Ferrini, M. F. (a cura di), Milano, Bompiani, 2010.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">[2] Opera pressoch\u00e9 sconosciuta nel Medioevo, i <em>Problemi meccanici<\/em> nel Rinascimento ebbero un\u2019ampia diffusione. Essi vennero inclusi nel secondo dei cinque volumi del <em>corpus<\/em> aristotelico greco stampato da Aldo Manuzio tra il 1495 e il 1498. Successivamente seguirono tradizioni e commentari ad opera di Vittor Fausto (1517), Nicol\u00f2 Leonico Tomeo (1525), Alessandro Piccolomini (1547), Antonio Guarino (1573), Oreste Vannocci Biringucci (1582, traduzione volgare della versione di Piccolomini), Henri de Monanthheuil (1599), Giuseppe Biancani (1615), Bernardino Baldi (1621), Giovanni de Guevara (1627).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">[3] Guidobaldo Del Monte, 1577, <em>M<\/em><em>echanicorum Liber<\/em>, Pisauri, Hieronymum Concordiam, Praefatio; Guidobaldo Del Monte, L<em>e mechaniche dell&#8217;illustriss. sig. Guido Vbaldo de&#8217; marchesi Del Monte: tradotte in volgare dal sig. Filippo Pigafetta nelle quali si contiene la vera dottrina di tutti gli istrumenti principali da mouer pesi grandissimi con picciola forza<\/em>, Venetia, appresso Francesco di Franceschi senese, 1581, Pigafetta Ai Lettori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-foreground-color has-text-color\">[4]Bernardino Baldi, <em>Discorso di chi traduce sopra le machine se moventi., <\/em>in Di Herone Alessandrino, De Gli Automati, overo Machine Se Moventi, Libri due, Venetia, appresso Girolamo Porro, 1589.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il termine macchina deriva dal greco \u03bc\u03b7\u03c7\u03b1\u03bd\u03ae e indicava originariamente il risultato di un\u2019azione sorprendente e non prevedibile che permetteva di volgere a proprio vantaggio una situazione difficile. Il termine macchina poteva anche indicare semplicemente uno strumento che permetteva di superare le difficolt\u00e0. 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