{"id":3515,"date":"2023-05-31T13:31:51","date_gmt":"2023-05-31T12:31:51","guid":{"rendered":"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3515"},"modified":"2023-05-31T18:02:05","modified_gmt":"2023-05-31T17:02:05","slug":"i-protagonisti-della-scuola-matematica-urbinate","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3515","title":{"rendered":"I protagonisti della &#8220;scuola matematica urbinate&#8221;"},"content":{"rendered":"<style id=\"kb-spacer_4511cf-f3\">.wp-block-kadence-spacer.kt-block-spacer-_4511cf-f3 .kt-divider{border-top-color:#297373;width:80%;}<\/style>\n<div class=\"wp-block-kadence-spacer aligncenter kt-block-spacer-_4511cf-f3\"><div class=\"kt-block-spacer kt-block-spacer-halign-center\"><hr class=\"kt-divider\"\/><\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel Cinquecento il Ducato di Urbino vide la nascita della cosiddetta scuola matematica urbinate inaugurata dal matematico-filologo Federico Commandino. Essa non si configurava come un&#8217;accademia n\u00e9 come un ambiente di studio strutturato, ma era piuttosto un circolo di studio sorto spontaneamente. Allo stesso modo non era previsto un vero e proprio percorso didattico definito, ma il programma di apprendimento, se cos\u00ec possiamo definirlo, era strettamente funzionale alla restaurazione dei classici della matematica antica. Commandino ebbe numerosi allievi, citiamo i pi\u00f9 rappresentativi: Guidobaldo del Monte, Bernardino Baldi, Simone Barocci e Alessandro Giorgi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">La scuola informale di Commandino crebbe in un contesto culturale caratterizzato dalla presenza di illustri generazioni di architetti militari e di rinomati costruttori di strumenti di precisione. Questa contaminazione di <em>formae mentes<\/em> diverse avrebbe dato origine alle prime considerazioni epistemologiche sul rapporto tra materia e principi matematici, seppure evidenziando i limiti di un\u2019applicazione teorica ancora priva di alcuni concetti che verranno delucidati solo un secolo e mezzo pi\u00f9 avanti, quali, per esempio, l\u2019inerzia e l\u2019attrito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">L&#8217;attivit\u00e0 di traduzione delle opere della matematica antica di Commandino inizi\u00f2 come espletazione di un incarico assegnato da Marcello Cervini (papa Marcello II). Cervini aveva chiesto all&#8217;urbinate di redigere le traduzioni latine, al tempo molto oscure, del <em>De analemmate<\/em> di Tolomeo e de <em>Sui corpi galleggianti<\/em> di Archimede. Questo compito si trasform\u00f2 in un&#8217;impresa che diede come esito il recupero ad ampio spettro di molti classici della matematica greco-ellenistica. Al tempo stesso, Commandino e i suoi allievi intrapresero una rigorosa difesa delle discipline <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3527\">matematiche <\/a>e della loro forza applicativa distaccandosi da una concezione culturale, largamente diffusa, secondo la quale la matematica doveva essere teorica e non utile all&#8217;attivit\u00e0 pratica. Per questo motivo la scelta di tradurre in latino da una parte assicurava larga diffusione alle opere, in quanto il latino era la lingua &#8220;internazionale&#8221; e scientifica, dall&#8217;altra garantiva la dignit\u00e0 delle discipline matematiche. Secondo il poliedrico urbinate Bernardino Baldi, era necessario ripristinare la dignit\u00e0 delle discipline matematiche, perch\u00e9 certi \u00abvili meccanici\u00bb avevano \u00abimbrattato\u00bb, col loro \u00absordido\u00bb comportamento tutto dedito al guadagno, la purezza delle matematiche. Questa missione poteva essere portata avanti solo scegliendo una lingua nobile in grado di conferire nobilt\u00e0 anche alle matematiche stesse. L&#8217;attivit\u00e0 e la produzione letteraria dell&#8217;architetto Muzio Oddi, ultimo esponente della scuola matematica urbinate, sono emblema della sintesi di teoria e pratica: Oddi utilizz\u00f2 la matematica antica e i lavori dei suoi maestri per progettare strumenti, edifici e sistemi di difesa militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">La restaurazione della matematica antica contribu\u00ec altres\u00ec alla rimessa in circolazione dei procedimenti assiomatici-dimostrativi tipici della tradizione archimedea. Ad esempio Guidobaldo del Monte, allievo di Commandino, scrisse il <em>Mechanicorum Liber<\/em> (1577) per fornire una sistemazione teorica delle macchine semplici. Il <em>Mechanicorum Liber<\/em> \u00e8 il primo trattato a stampa sulla <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3525\">meccanica <\/a>e del Monte era pienamente consapevole del fatto che il suo <em>Mechanicorum Liber<\/em> fosse un trattato unico nel suo genere. Portavoce di questo effervescente clima culturale e scientifico \u00e8 il gi\u00e0 citato Bernardino Baldi il quale inizi\u00f2 la stesura delle vite dei matematici per elogiare il suo maestro. Commandino, Guidobaldo e Baldi si autoproclamarono promotori di una \u201cnuova\u201d matematica che, dopo un periodo di sonno profondo, ora stava vivendo una seconda giovinezza grazie alla restaurazione dei testi portata avanti da loro. La \u201cnuova\u201d matematica, a differenza di quella tradizionale, basata sulla filosofia aristotelica e sulle conoscenze astrologiche, si fondava su dimostrazioni geometriche e sul rigore assiomatico-deduttivo. I metodi e le strategie dimostrative della \u201cscienza\u201d archimedea e della geometria euclidea verranno impiegati dai matematici urbinati del Cinquecento per indagare i fenomeni meccanici, alcuni portentosi come il comportamento della coclea. Diversamente, la matematica tipica del Quattrocento, seppure con diverse eccezioni, era riconducibile a due approcci che possiamo cos\u00ec distinguere: uno di tipo speculativo e l\u2019altro di tipo pratico. Il primo, pi\u00f9 qualitativo e teorico, veniva spesso impiegato per studiare il movimento degli astri. Il secondo, di tipo pratico, era tipico delle attivit\u00e0 produttive e si basava su procedure consolidate e l\u2019esperienza. Inevitabilmente, la mutazione della matematica all&#8217;insegna delle conoscenza e delle tecniche dimostrative archimedee ed euclidee rappresenteranno di fatto la via maestra che condurr\u00e0 alla rivoluzione scientifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\"><br><strong>Federico Commandino<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Federico Commandino nacque a Urbino il 16 giugno 1509 [1]. Suo padre, Battista Commandino, aveva ricoperto incarichi di <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3535\">architetto <\/a>e di supervisore delle fortificazioni di Urbino per i duchi Guidubaldo da Montefeltro e Francesco Maria I della Rovere. Fin dalla prima educazione Federico Commandino fu indirizzato verso lo studio dei testi classici e delle matematiche. Grazie al suo precettore maestro Giacomo Torelli da Fano il giovane Federico impar\u00f2 latino e greco. Nel 1527 Battista coinvolse nella formazione di suo figlio anche Giovan Pietro Grassi, con il quale Federico affin\u00f2 il latino, la retorica e la dialettica e impar\u00f2 la matematica. Nel 1530 Federico Commandino segu\u00ec Grassi a Roma, il quale era stato chiamato dal cardinale e bibliofilo Nicol\u00f2 Ridolfi, a quei tempi vescovo di Viterbo. La conoscenza di Ridolfi permise a Federico di avere un primo contatto con il mondo dei codici e delle biblioteche. Grazie all\u2019appoggio dei due protettori, Commandino pot\u00e9 ricoprire la carica di <em>camerero segreto<\/em> al servizio del papa Clemente VII, al secolo Giulio dei Medici. Tra le varie mansioni, nelle ore dedicate al riposo doveva leggere al pontefice i testi che quest\u2019ultimo possedeva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1534 Commandino inizi\u00f2 a frequentare l\u2019universit\u00e0 di Padova, sebbene in maniera irregolare. Ne \u00e8 testimonianza il fatto che il 19 ottobre 1537 Commandino era a Roma, come risulta da una lettera inviata al matematico fanese Tommaso Leonardi. Nella missiva Commandino chiedeva un parere su alcuni problemi matematici e sulle traduzioni di <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3533\">Euclide<\/a>. Grazie al matematico fanese, Commandino apprese l\u2019algebra e affin\u00f2 le sue competenze matematiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Dopo dieci anni di studio (1544), Commandino prese il titolo universitario in medicina a Ferrara sotto la supervisione di Anton Musa Brasavola. Conseguito il titolo di dottore, Commandino ritorn\u00f2 a Urbino. Nel 1546 si spos\u00f2 con Girolama, figlia di Antonio de Bonaventuri, la quale morir\u00e0 quattro anni dopo le nozze, il 31 gennaio 1550. Tuttavia, far\u00e0 in tempo a mettere al mondo due figlie e un figlio, morto prematuramente. Poco dopo il matrimonio, Federico fu chiamato dal duca Guidubaldo II della Rovere, al soldo della repubblica di Venezia, come medico personale per le campagne militari. Ritornati insieme a Urbino, Federico approfond\u00ec gli studi di matematica presso la corte del duca, ivi ebbe modo di condividere gli studi con la moglie di Guidubaldo II, Vittoria Farnese, e con il fratello di quest\u2019ultima, il cardinale nonch\u00e9 abile filologo Ranuccio Farnese, che soggiornava a Urbino dal 1549.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1550, dopo la morte del padre, del figlio e della moglie, Commandino decise di lasciare la pratica della medicina, ritenendola pratica \u00abfallacissima\u00bb, per rivolgere la sua attenzione alla matematica, scienza da lui considerata pi\u00f9 esatta e certa. La sua conversione alle matematiche fu totale: mand\u00f2 le figlie al convento delle monache di Santa Caterina e abbandon\u00f2 Urbino per andare a Roma al seguito del cardinale Ranuccio Farnese. Tale scelta gli diede l\u2019opportunit\u00e0 di intraprendere una restaurazione dei testi di matematica antica di ampio respiro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1550 Marcello Cervini, futuro papa Marcello II, don\u00f2 a Commandino due opere che necessitavano di una profonda restaurazione: <em>De iis quae in aqua vehuntur <\/em>di <a href=\"https:\/\/formelle.uniurb.it\/?page_id=3529\">Archimede <\/a>(d\u2019ora in poi <em>Sui corpi galleggianti<\/em>) e il <em>De analemmate<\/em> di Tolomeo. Al tempo stesso lo incaric\u00f2 di migliorare le versioni allora disponibili[2].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1558 Commandino, incalzato dal gesuita Baldassarre Torres diede alle stampe le sue traduzioni del <em>Planisphaerium<\/em> di Tolomeo e di Giordano e delle prime opere archimedee, sancendo l\u2019inizio del pieno recupero di gran parte della matematica antica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1562 Commandino pubblic\u00f2 a Roma la versione restaurata del <em>De analemmate <\/em>di Tolomeo e il <em>De horologiorum descriptione<\/em>. Commandino inserisce in appendice al <em>De analemmate <\/em>un libretto sugli orologi per far capire le applicazioni del contenuto del testo di Tolomeo e per insegnare il modo di costruire gli orologi solari sulle superfici piane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1565 Commandino pubblic\u00f2 a Bologna la traduzione de <em>Sui corpi galleggianti<\/em> con dedica a Ranuccio Farnese. Sempre a Bologna diede alle stampe il <em>Liber de centro gravitatis solidorum<\/em> con dedica ad Alessandro Farnese, fratello di Ranuccio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1566 dedic\u00f2 a Guidubaldo II della Rovere la traduzione dei primi quattro libri delle coniche di Apollonio, con i lemmi di Pappo e i commenti di Eutocio, e dei due scritti di Sereno Antinensis. L\u2019opera usc\u00ec dal torchio del tipografo bolognese Alessandro Benacci. Commandino a Bologna aveva avuto la possibilit\u00e0 di incontrare Girolamo Cardano e di donargli una copia della traduzione appena nata. Il testo fu utilizzato anche da Johannes Kepler<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Dal 1566 Commandino si stabil\u00ec definitivamente a Urbino, ricoprendo il ruolo di precettore di Francesco Maria II della Rovere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1568 su richiesta dell\u2019anatomista Bartolomeo Eustachio, Commandino progett\u00f2 un compasso di proporzione a quattro punte (maggiormente conosciuto come compasso di riduzione) che poi consegn\u00f2 a Simone Barocci in modo che potesse realizzarne la costruzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Dopo la seconda met\u00e0 degli anni Sessanta del Cinquecento attorno a Commandino inizi\u00f2 a formarsi una sorta di scuola, quasi un circolo di studio, dove gli allievi discutevano con lui di logica aristotelica e di filosofia naturale e lo aiutavano a tradurre le opere e a disegnare le figure. Nel fondo urbinate ci sono alcuni documenti che possono essere identificati come le dispense che il matematico-filologo urbinate condivideva con i suoi allievi. Tra gli studenti che frequentarono il circolo di studio segnaliamo Valerio Spacciuoli (?-1591), Torquato Tasso (1544-1595), Guidobaldo dal Monte (1545-1609), Bernardino Baldi (1553-1617), Alessandro Giorgi, Giambattista Teofili, Felice Paciotti (1543-1622), Francesco Corona, Francesco Maria II della Rovere e Fulvio Viani de\u2019 Malatesti. Nel 1572, usc\u00ec la traduzione latina degli <em>Elementi<\/em> di Euclide. Questa conteneva l\u2019importante <em>Privilegium<\/em> papale sia sulle opere pubblicate sia su quelle non ancora pubblicate. Nel 1575 usc\u00ec la versione volgare stampata in casa di Commandino e curata da Valerio Spacciuoli. Queste opere furono dedicate dal matematico urbinate a Francesco Maria II della Rovere, a sigillo della loro amicizia e del rapporto di lavoro che lo univa con la famiglia della Rovere. Infatti, Commandino insegnava le matematiche a Francesco Maria in cambio di una pensione che gli permettesse di vivere tranquillo. Commandino mor\u00ec il 3 settembre 1575.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">L\u2019opera commandiniana di restaurazione della matematica si chiuse con la stampa postuma degli <em>Spiritali<\/em> (1575) di Erone (in parte gi\u00e0 tradotti da Giorgio Valla, in <em>De expedentibus et fugiendis rebus opus, <\/em>1501) e l\u2019uscita delle <em>Mathematicae collectiones<\/em> (1588) di Pappo, entrambe curate da Valerio Spacciuoli. Nel 1589 e nel 1592 usciranno le versioni volgari degli <em>Spiritali<\/em> curate rispettivamente da Giovan Battista Aleotti e da Alessandro Giorgi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">[1] Il problema dalla nascita \u00e8 una questione ancora irrisolta. Baldi nella <em>Vita di Federico Commandino<\/em> sostiene che Commandino mor\u00ec nel 1575 a sessantasei anni, mentre invece nella lapide posta in suo onore all\u2019interno della Chiesa di San Francesco di Urbino \u00e8 riportata come data di nascita il 1506.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">[2] Bernardino Baldi, <em>Le vite de\u2019 matematici. Edizione annotata e commentata della parte medievale e rinascimentale<\/em>, E. Nenci (a cura di), Milano, FrancoAngeli, 1998, <em>Vita di Federico Commandino<\/em>. Commandino, 1565b, Lettera dedicatoria ad Alessandro Farnese: \u00abNon multos abhinc annos MARCELLUS II PONT. MAX. cum adhuc Cardinalis esset, mihi, quae sua erat humanitas, libros eiusdem Archimedis de ijs, quae vehuntur in aqua, latine redditos dono dedit\u00bb.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Bibliografia: Bianca, C., 1982, <em>Commandino Federico<\/em>, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 27, Treccani; Gamba, E. e Montebelli, V., 1988, <em>Le scienze a Urbino nel tardo Rinascimento<\/em>, Quattroventi, Urbino; Rose, P. L., 1975, T<em>he Italian Renaissance of Mathematics: Studies on Humanists and Mathematicians from Petrarch to Galileo<\/em>, Geneva, Libraire Droz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\"><br><strong>Guidobaldo del Monte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Guidobaldo del Monte nacque a Pesaro l\u201911 gennaio 1545 da Raniero del Monte e Pianoso Minerva. Raniero era uomo di architettura e interessato alle pratiche astrologiche. Nel 1542 Raniero ottenne il feudo di Mombaroccio da Guidubaldo II della Rovere e chiam\u00f2 il figlio Guidobaldo in suo onore. Guidobaldo del Monte ebbe una formazione di prim\u2019ordine. Egli crebbe insieme a Francesco Maria II con cui condivise i maestri, la formazione e l\u2019esercizio delle armi. Il rapporto con il duca Guidobaldo II venne sigillato dal matrimonio tra la figlia di quest\u2019ultimo con il giovane del Monte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1564, a 19 anni, Guidobaldo and\u00f2 a studiare filosofia a Padova. Nel<strong> <\/strong>1566 lasci\u00f2 l\u2019universit\u00e0 per svolgere i primi incarichi da architetto militare al seguito di Aurelio Fregoso, a quel tempo al servizio del granduca di Toscana per aiutare l\u2019imperatore asburgico Massimiliano II nella guerra in Ungheria contro i turchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1568 Guidobaldo ritorn\u00f2 a Urbino e inizi\u00f2 a frequentare la scuola del filologo matematico Commandino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1571 Guidobaldo accompagn\u00f2 il figlio del duca, Francesco Maria II, alla battaglia di Lepanto per supportare la lega cristiana, ma si dovette fermare a Messina perch\u00e9 colpito da una forma di sciatica. Da quel momento inizi\u00f2 a occuparsi pi\u00f9 assiduamente di matematica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Negli anni successivi frequent\u00f2 in maniera sempre pi\u00f9 costante il laboratorio di Simone Barocci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1577 pubblic\u00f2 a Pesaro il <em>Mechanicorum Liber<\/em>, il primo testo a stampa dedicato alla meccanica. Dopo qualche anno, nel 1581, usc\u00ec la versione volgare curata da Filippo Pigafetta (uomo d\u2019arme, letterato, viaggiatore, parente del pi\u00f9 famoso Antonio Pigafetta che fece il viaggio con Magellano). Bench\u00e9 dal punto di vista del contenuto riprendesse fedelmente gli argomenti affrontati nella versione latina, la traduzione si rivel\u00f2 importante e innovativa sia per lo sforzo di conversione dei termini latini in volgare sia per aver messo a disposizione di architetti e curiosi un libro in cui veniva mostrata l\u2019applicazione e l\u2019utilit\u00e0 pratica di concetti meccanici propri della matematica antica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1587, alla morte del padre, Guidobaldo eredit\u00f2 il titolo di Marchese del Monte e le responsabilit\u00e0 amministrative e giuridiche di Mombaroccio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Tra il 1587 e il 1588 Galileo Galilei sottopose a Guidobaldo alcuni lavori sui centri di gravit\u00e0 che sarebbero poi andati a costituire l\u2019opera <em>Theoremata circa centrum gravitatis solidorum<\/em>. Galileo aveva inviato le sue \u201cesercitazioni\u201d a Giuseppe Moletti, a Cristoforo Clavio e a Guidobaldo, ma solo quest\u2019ultimo rispose apprezzando l\u2019intuizione del giovane toscano. Nel 1588 Guidobaldo pubblic\u00f2 il commento all\u2019opera <em>In due Aequeponderatium Libros Paraphrasis<\/em> (<em>Parafrasi<\/em> <em>sull\u2019equilibrio dei piani<\/em>), uno dei pochi testi archimedei non revisionati da Commandino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Dal 1588 i rapporti con i della Rovere peggiorarono notevolmente. Nel 1588 fu conferita a Guidobaldo la prestigiosa carica di <em>Visitatore Generale di tutte le citt\u00e0 e fortezze toscane<\/em>. Probabilmente fu durante questo soggiorno toscano che ebbe modo di incontrare di persona il giovane Galileo. Negli anni successivi Guidobaldo si sarebbe speso affinch\u00e9 Galileo potesse raggiungere una posizione accademica: nel 1589 Guidobaldo lo appoggi\u00f2 all\u2019universit\u00e0 di Pisa e, a seguito del mancato rinnovo, nel 1592 riusc\u00ec a fargli ottenere la cattedra a Padova. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Il rapporto di amicizia con Francesco Maria II della Rovere, da tempo incrinato a causa del sempre pi\u00f9 forte legame professionale con le corti toscane e di alcuni timori riguardanti la frequentazioni di certe amicizie ostili al Duca, nel 1602 arriv\u00f2 ai minimi termini, anno in cui Guidobaldo venne esiliato presso il suo marchesato di Mombaroccio. L\u2019esilio forzato termin\u00f2 nel maggio 1605, quando Francesco Maria II, in occasione del compleanno di suo figlio Federico Ubaldo della Rovere, unico erede al trono, confer\u00ec l\u2019amnistia a tutti i criminali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Gli ultimi anni di vita per Guidobaldo non furono semplici. Nel marzo 1606 la salute peggior\u00f2 considerevolmente e il dolore alla sciatica divent\u00f2 sempre pi\u00f9 insistente. La morte lo colse il 9 gennaio 1607. Se ne andava uno dei \u201cfacilitatori\u201d della rivoluzione scientifica; oltre ai suoi meriti scientifici, Guidobaldo fu uno dei primi a investire sul genio di Galileo Galilei e senza la protezione del pesarese Galileo avrebbe avuto probabilmente una carriera molto pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Guidobaldo fu un intellettuale dai numerosi interessi. Nel corso della sua intensa vita tradusse testi di matematica antica, realizz\u00f2 strumenti scientifici e si occup\u00f2 di problemi di idraulica, di architettura militare e civile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Bibliografia: Frank, M., 2011, <em>Guidobaldo dal Monte\u2019s Mechanics in Context. A Research on the Connections between his Mechanical Work and his Biography and Environment<\/em>, Tesi di dottorato, Supervisori Napolitani, P.D. (Universit\u00e0 di Pisa), Maccagni, C. (Universit\u00e0 di Genova), Renn, J. (Max-Planck-Institut f\u00fcr Wissenschaftsgeschichte, Berlin); &nbsp;Gamba, E. e Montebelli, V., 1988, <em>Le scienze a Urbino nel tardo Rinascimento<\/em>, Quattroventi, Urbino; Becchi, A., Bertoloni Meli, D. e Gamba, E. (a cura di), 2013, <em>Guidobaldo del Monte (1545-1607). \u201cMathematics\u201d and technics from Urbino to Europe<\/em>, Max Planck Research Library for the History and Development of Knowledge, Berlin, Edition Open Access.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\"><br><strong>Bernardino Baldi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Bernardino Baldi fu uno dei pi\u00f9 insigni rappresentanti e memoria storica della cultura urbinate: egli fu poeta, letterato, storico, biblista, orientalista, conoscitore di 12 lingue ed esperto di gnomonica, di architettura e di meccanica. Baldi nacque a Urbino il 5 giugno 1553 da Francesco Baldi e Virginia Montanari. La sua prima educazione venne impartita dall\u2019umanista urbinate Gianantonio Turaneo, con il quale Baldi apprese greco e latino. Dal 1570 al 1575, Baldi frequent\u00f2 il circolo matematico diretto da Federico Commandino, grazie al quale pot\u00e9 studiare matematica e apprendere l\u2019importanza, sia culturale sia applicativa, della letteratura matematica antica. Come il suo maestro Commandino e Guidobaldo del Monte, dal 1573 al 1575 Baldi and\u00f2 a Padova per studiare medicina. Dal 1575 al 1580 Baldi ebbe come maestro Maximos Margunios, insegnante di greco ed esperto di Omero e di poesia greca. Risalgono a questi anni le traduzioni da parte di Baldi del <em>Discorso di Leontio artefice sopra la sfera di Arato et fabbrica di quella<\/em> e della <em>Belopoeeca<\/em> di Erone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1575, dopo la morte di Commandino, Baldi fu per qualche anno allievo di Guidobaldo. In quegli anni, Baldi inizi\u00f2 a tradurre in volgare alcune opere del suo maestro Commandino e a sistemare le traduzioni di quest\u2019ultimo rimaste incompiute a causa della morte improvvisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1580 Baldi assunse il ruolo di tutore di matematica alla corte guestallese di Ferrante II Gonzaga e nel 1582 inizi\u00f2 a frequentare la corte milanese di Carlo Borromeo. In quegli anni, probabilmente stimolato dal colto ambiente milanese, inizi\u00f2 a scrivere le <em>Exercitationes <\/em>sui <em>Problemi meccanici<\/em> di Aristotele.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Dal 1586<strong> <\/strong>Baldi divent\u00f2 abate abbazia di Guestalla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1589 Baldi pubblic\u00f2 finalmente la versione italiana degli <em>Automata<\/em> di Erone, iniziata durante gli studi con Commandino e terminata nel 1576.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1596 il vociferare sull\u2019intenzione di declassare l\u2019Abbazia port\u00f2 Baldi a recarsi direttamente a Roma per intercedere con il Papa Clemente VIII. Baldi rimase a Roma fino al 1598, dove approfitt\u00f2 degli insegnamenti di Giambattista Raimondi sulla lingua araba. Negli anni successivi alcuni malumori ed incomprensioni con la corte guastallese ebbero l\u2019effetto di riavvicinare Baldi alla corte urbinate. Non \u00e8 un caso che in questo periodo (presumibilmente nel 1601) si collochi l\u2019incarico assegnatogli da Francesco Maria II di scrivere la vita di Federico da Montefeltro. Negli anni che seguirono, Baldi riprese ad occuparsi di tematiche scientifiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1609 l\u2019urbinate lasci\u00f2 definitivamente la carica di abate di Guastalla, a causa delle continue frizioni, e entr\u00f2 al servizio del duca di Urbino Francesco Maria II. Negli anni successivi, Baldi termin\u00f2 in successione <em>Il breve trattato dell\u2019istoria<\/em> (1611), i due trattati esegetici riguardanti il <em>De architectura<\/em> di Vitruvio <em>De verborum vitruvianorum significatione<\/em> e <em>Scamilli impares vitruviani<\/em>, e il<em> Belopoeeca<\/em> (1616) di Erone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel 1621, quattro anni dopo la sua morte, avvenuta il 10 ottobre 1617, a Mainz videro la luce le <em>Exercitationes <\/em>sui <em>Problemi meccanici<\/em> di Aristotele.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Bibliografia: Ireneo Aff\u00f2, 1783, <em>Vita di Monsignore Bernardino Baldi da Urbino<\/em>, Parma, Carmignani; Guido Zaccagnini, 1908, <em>Bernardino Baldi nella vita e nelle opere<\/em>, Pistoia, Tipo-litografica toscana e Giovan Mario Crescimbeni, 2011, <em>La vita di Bernardino Baldi, Abate di Guestalla<\/em>, a cura di I. Filograsso, Urbino, QuattroVenti; Serrai, A., 2002, Bernardino Baldi. La vita, le opere. La biblioteca, Milano, Edizioni Sylvestre Bonnard; Rose, P. L., 1975, T<em>he Italian Renaissance of Mathematics: Studies on Humanists and Mathematicians from Petrarch to Galileo<\/em>, Geneva, Libraire Droz; Becchi, B., 2004, <em>Q. XVI. Leonardo, Galileo e il caso Baldi: Magonza, 26 marzo 1621<\/em>, Venezia, Marsilio Editore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\"><br><strong>Muzio Oddi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Muzio Oddi fu l\u2019ultimo esponente dell\u2019illustre tradizione matematica che ha contrassegnato il Cinquecento urbinate. Egli nacque e si form\u00f2 a Urbino, ambiente pieno di vitalit\u00e0 scientifica e culturale, in cui i restauratori della matematica antica dialogavano con i costruttori degli strumenti scientifici. Oddi nacque a Urbino il 14 ottobre 1569. Il padre Lattanzio fu un capitano militare e la madre, Lisabetta Genga, apparteneva a un\u2019illustre famiglia di architetti. Oddi fu allievo dello zio materno Nicol\u00f2 Genga e di Guidobaldo del Monte. Da giovane frequent\u00f2 per un breve periodo la bottega di Federico Barocci (1530 circa-1612), luogo in cui apprese le basi della prospettiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Tra il maggio e il luglio 1595 Oddi part\u00ec per la Borgogna in qualit\u00e0 di ingegnere militare al seguito delle truppe capitanate da Alessandro Brunori e inviate da Francesco Maria II in appoggio alla Spagna nella guerra contro la Francia nell\u2019ottava guerra di religione francese tra cattolici e protestanti. Nel novembre del 1595 rientr\u00f2 a Urbino per malattia. Il 14 giugno 1596, venne nominato ingegnere ducale da parte del duca Francesco Maria II della Rovere. Tra i 1596 e 1597 Oddi fu a Pesaro, impegnato nei suoi primi lavori architettonici. Nel 1598 fece ritorno a Urbino. In questo periodo condusse diversi progetti tra cui l\u2019ampliamento della Chiesa della Croce, la costruzione di parte dell\u2019attuale municipio di Senigallia, la cattedrale di Fabriano e la cupola del duomo di Urbino che verr\u00e0 eseguita successivamente in sua assenza nel 1604.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Il 30 luglio 1599, insieme all\u2019urbinate Urbano Virgili, Oddi venne condannato in contumacia all\u2019esilio per aver pescato in zona vietata e per aver fatto il bagno nudo nel Metauro, un\u2019area situata in prossimit\u00e0 della residenza a Casteldurante di Francesco Maria II. La vicenda dovette risolversi il 7 ottobre, quando, secondo documenti ufficiali, Virgili fu costretto a pagare un\u2019ammenda di pochi scudi. Probabilmente anche per Oddi and\u00f2 allo stesso modo. Due anni dopo, nel 1601, Oddi venne accusato da Giuseppe Azzolino, un depositario del duca, di stare eseguendo male i lavori a Casteldurante per conto di Francesco Maria II. Oddi reag\u00ec ferocemente alle accuse, non solo incolp\u00f2 il depositario di maldicenza, ma lo minacci\u00f2 e lo fer\u00ec brutalmente. Sebbene non sappiamo quanto ci sia di vero nella vicenda, nella dimora di Muzio a Casteldurante vennero trovati oggetti appartenenti al guardaroba ducale. Oddi si diede alla fuga, rifugiandosi presso la Repubblica Veneta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Nel dicembre 1601 Oddi \u00e8 di nuovo in patria, probabilmente l\u2019architetto urbinate trov\u00f2 un\u2019intesa informale con il Duca. Dal 22 maggio 1602 al 15 giugno 1605 Oddi fu architetto della Basilica della Santa Casa di Loreto, dove prese il posto di Lattanzio Ventura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Il 16 maggio 1605 nacque Federico Ubaldo della Rovere, l\u2019atteso erede di Francesco Maria II. Nell\u2019occasione il duca concesse un\u2019amnistia di cui beneficer\u00e0 anche lo stesso Oddi. Infatti, poche settimane dopo (1 giugno), tramite atto notarile, Oddi trov\u00f2 un accordo con Giuseppe Azzolino; successivamente (probabilmente avvenne il 9 giugno) si riconcili\u00f2 ufficialmente anche con il duca Francesco Maria. Il momento di pace dur\u00f2 poco. Secondo Grossi, Oddi fu accusato di aver intercettato una lettera, indirizzata da Francesco Maria II al marchese Ippolito della Rovere, odiato dal duca, e di averla data alla moglie del duca Livia della Rovere, la quale doveva rimanerne all\u2019oscuro. Il duca dovette andare su tutte le furie. Ippolito si rifugi\u00f2 a Roma e il 18 agosto 1606 Oddi venne rinchiuso nella Rocca di Pesaro. Durante la prigionia Oddi scrisse due capitoli del trattato sugli orologi solari, tre capitoli dell\u2019opera sullo squadro, una parte del libro sul compasso polimetro e i <em>Gheribizzi <\/em>riguardanti l\u2019abbellimento urbanistico di Urbino. Intorno alla met\u00e0 del 1610 la prigionia venne convertita in esilio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Verso la met\u00e0 del 1610 la prigionia venne convertita in esilio. Oddi and\u00f2 a Milano. Nel corso del suo esilio milanese Oddi diede lezioni di arte militare, di geometria applicata, di prospettiva e di gnomonica. Negli anni milanesi insegn\u00f2 architettura militare e l\u2019uso delle meridiane all\u2019amico e mercante tedesco Pieter Linder e insegn\u00f2 scienze matematiche a Giovan Battista Caravaggi. Oddi fu assunto anche dal fondatore dell\u2019Accademia del Disegno, Federico Borromeo, per insegnare prospettiva agli allievi dell\u2019Accademia. Nel 1613 Oddi fu anche ingaggiato per insegnare prospettiva agli scalpellini della Cattedrale. Per le sue lezioni, Oddi utilizz\u00f2 principalmente testi in volgare per meglio farsi capire dai tecnici che frequentavano la sua scuola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Le competenze matematiche di Oddi vennero apprezzate dalle pi\u00f9 importanti famiglie milanesi, per le quali Oddi esegu\u00ec lavori e fece da intermediario per l\u2019acquisto di strumenti scientifici di fattura urbinate. Spesso, consapevole della rinomanza delle officine, offriva compassi ai suoi protettori con la speranza di poter rinforzare la propria condizione sociale e lavorativa. Nel 1614 a Oddi venne affidato l\u2019incarico di ingegnere militare nella guerra contro il ducato di Savoia, tuttavia partecip\u00f2 saltuariamente allo scontro bellico. Nell\u2019ottobre 1618 Oddi venne consultato dalla Repubblica di Lucca per alcuni lavori di arginatura del Serchio. Tra il 1618 e il 1622 disegn\u00f2 il complesso della Certosa di Pavia e del refrettorio. Nel 1614 pubblic\u00f2 <em>De gli Horologi solari nelle superficie piane<\/em> dedicato a Gian Giacomo Teodoro Trivulzio e nel 1625 pubblic\u00f2 <em>Dello squadro<\/em> dedicato al conte Bernardino Marliani. Nel 1625 Oddi accett\u00f2 l\u2019incarico di Architetto di tutte le fortificazioni offerto dalla Repubblica di Lucca, incarico che prevedeva un rassicurante contratto quinquennale. Il contratto della durata di cinque anni e rinnovabile prevedeva uno stipendio di 30 scudi al mese, la fornitura dell\u2019alloggio e l\u2019indennit\u00e0 di trasferta di 50 scudi. Oddi rimase a Lucca per undici anni, fino al 1636. A Lucca Oddi ottenne anche incarichi di modifica e di rifacimento di architetture civili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Negli ultimi anni del suo secondo mandato (maggio 1630 &#8211; maggio 1635), il suo soggiorno lucchese fu discontinuo per le continue licenze richieste per andare a Urbino. Ormai provato dalla vecchiaia e a seguito della morte del duca Francesco Maria II della Rovere, avvenuta il 23 aprile 1631, a Oddi si prefigurava la possibilit\u00e0 di un pi\u00f9 stabile soggiorno a Urbino, meta troppo a lungo proibita dall\u2019odio del sospettoso duca caldeggiato dai suoi consiglieri. Nel 1636 Oddi ottenne il buon servito dal Consiglio lucchese e, quindi, pot\u00e9 fare definitivamente ritorno in patria. Il 30 aprile 1636 Oddi rifer\u00ec a Camillo Giordani che un suo amico a Firenze gli aveva parlato di un trattato, scritto da un certo Raffaello Grimani, in cui veniva pubblicamente criticato. La risposta di Oddi non si fece attendere: nel 1637 avrebbe pubblicato a Perugia<em> Risposta ai dubbi di Raffaelo Grimani da Orvieto<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Il 7 luglio 1636 Oddi arriv\u00f2 a Urbino e venne accolto con tutti gli onori. Nel novembre dello stesso anno acquist\u00f2 la casa del grande pittore urbinate Raffaello Sanzio. Sempre nel 1636 esegu\u00ec disegni per la chiesa di Sant\u2019Ubaldo a Gubbio e si dedic\u00f2 alla costruzione di una villa di campagna a Camogliano. Nel 1638 pubblic\u00f2 a Venezia <em>De gli Horologi solari<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Tra l\u2019ottobre e il novembre 1638 Oddi fu Gonfaloniere del Comune. Il 18 novembre Oddi fece approvare l\u2019istituzione della lettura di \u201cMatematiche\u201d presso il Pubblico Studio, l\u2019attuale Universit\u00e0 degli Studi di Urbino, di cui ricopr\u00ec il ruolo di primo lettore con stipendio di 120 scudi annui. Mor\u00ec il 15 dicembre 1639, lasciandosi dietro una vita tra luci e ombre e il confino durato circa 35 anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-foreground-color has-text-color\">Bibliografia: Vernaccia, P. G., 1740, <em>Notizie Istoriche di Muzio Oddi Matematico raccolte da Alvino Diopeio pastore Arcade<\/em>, BUU, Fondo del Comune, ms 60, cc 1-24; Gamba, E. e Montebelli, V., 1988, <em>Le scienze a Urbino nel tardo Rinascimento<\/em>, Quattroventi, Urbino; Marr, A., 2011, <em>Between Raphael and Galileo. Mutio Oddi and the mathematical culture of late Renaissance Italy<\/em>, Chicago-London, University of Chicago Press; Oddi, Mu., 2005, <em>I gheribizzi di Muzio Oddi<\/em>, Eiche, S. (a cura di), Urbino, Accademia Raffaello; Vernarecci, A., 1889, D<em>ella colpa e della prigionia di Muzio Oddi<\/em>, in \u00abNuova Rivista Misena\u00bb, a. II (1889), nn. 7-9, Arcevia; Vernarecci, A., 1893, <em>Della colpa e della prigionia di Muzio Oddi<\/em>, in \u00abNuova Rivista Misena\u00bb, a. VI (1893), n. 12, Arcevia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel Cinquecento il Ducato di Urbino vide la nascita della cosiddetta scuola matematica urbinate inaugurata dal matematico-filologo Federico Commandino. Essa non si configurava come un&#8217;accademia n\u00e9 come un ambiente di studio strutturato, ma era piuttosto un circolo di studio sorto spontaneamente. 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